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rassegna a cura di  Paolo  Aita

(foto sito:francomà)

(cliccare per ingrandire)

 

paolo giorno - franco gordano - paolo aita

 

artisti presenti alla serata inaugurale

da sinistra: antonio pujia veneziano-alfredo granata-paolo aita-franco gordano-francomà

rocco pangaro-tarcisio pingitore-salvatore pepe-luigi magli

 

le opere presentate (cliccare per ingrandire)

     

                                                                                            

       anelli                                     dominelli                                                                        flaccavento                pujia veneziano

                                                                                                           

                                         magli                                        pangaro                             granata                                pepe

                                        

 

                 pingitore                         francomà                                                   le opere presentate

 

 

                                    

 

 

 

 

la giornata inaugurale della rassegna

 

                       

 

 

                                                                     

da sinistra: paolo aita-paolo giorno-maria francesca siciliani-ugo gravina-katiuscia alfano-ilaria dima

 

                                                       

 

 

                     

 

testo di Paolo  Aita  ( estratto dal catalogo)

 

 Il progetto di svecchiamento delle strutture narrative
romantiche vede in Ruggero Leoncavallo un grande prota-
gonista. L'eredità del dramma lirico verdiano trova nel
nostro autore un supplemento di suspence e di ferinità del
tutto assenti nell'idealismo del padre musicale del
Risorgimento. Con Leoncavallo si giunge alla bestemmia in
scena, alla presentazione di asini per maggior verosimi-
glianza con l'ambiente calabrese in cui avviene la vicenda,
alla presentazione di gobbi delatori la cui deformità corpo-
rale è specchio dell'anima, esattamente al contrario della
tradizione che vede nella bellezza dello spirito un risarci-
mento delle deformità del corpo.


Gli ingredienti di questa rivoluzione sono una febbrile atten-
zione a ciò che avviene Oltralpe, l'innamoramento per una
cultura che cerca di allontanarsi definitivamente dalla misu-
rata sentimentalità ottocentesca. Per tal fine l'accoltella-
mento di Nedda, si badi bene alle spalle, sembra il tentati-
vo di mise en scene di un'eccessività atta a sconvolgere
con un eccesso di realismo il pubblico dei teatri borghesi,
sicuramente abituati ai coup de théatre tipici del melo-
dramma e ancor più di Shakespeare, ma altrettanto disav-
vezzi al situare le vicende tra il popolino delle strade del Sud.
Da questo punto di vista il Realismo, la pedissequa ripro-
posizione dei fatti con un condimento minimo di invenzio-
ne, come Flaubert predicava dalle pagine della sua
Madame Bovary, manifesto del genere, può rivelarsi ben
poca cosa di fronte ai nostri occhi abituati a ben altre infra-
zioni. Così non può essere, in ogni caso, per la struttura deI pagliacci.

 

Questa vede un raddoppio perfettamente spe-
culare di scena e vissuto dei protagonisti. Il dramma che
mette in scena Canio è perfettamente identico a quello vis-
suto nella sua intimità familiare. Il tradimento di Nedda con
Silvio è parallelo a quello di Colombina, e anche questa
non è una novità. Ma tutto cambia considerando che la
vendetta del marito tradito avviene a scena aperta, con una
commistione di pubblico e privato, di rappresentazione e di
vita reale, che non avveniva dai tempi dell’lllusion comique
di Corneille. Questa strada, di connotazione linguistica
dello spazio teatrale, sarà una delle vie maestre percorse
dal teatro del novecento, massime da Pirandello, che userà
la stessa struttura ne I sei personaggi in cerca d'autore.
Per quanto concerne la musica, direi che assistiamo ad
una certa discrasia linguistica: dietro i rumori di una banda
paesana, dietro i versacci dei clown c'è l'assimilazione di
tutto il linguaggio cromatico wagneriano, che traspare, con
magistrale spessore, dietro ogni accordo, dietro ogni rila-
scio orchestrale.
Il materiale al quale possono attingere i nostri artisti è, dun-
que, quanto mai vario: le contraddizioni e lo spessore delle
inquietudini del nostro fine secolo romantico sono perfetta-
mente rappresentati dal melodramma di Leoncavallo e, in
quanto tali, sono un patrimonio di ogni tempo.


Salvatore Anelli, forse memore delle sue realizzazioni tea-
trali, presenta una campitura visivamente sospesa tra pit-
tura e scena. Il coltello che campeggia al centro sfonda la
composizione e, come l'omicidio, la fa precipitare nella
realtà. Il colore rosso ci ricorda però che l'opera di
Leoncavallo non è solo una palestra linguistica.


Salvatore Dominelli realizza delle variazioni lirico-segniche
che si dispongono come note musicali che si involgono su
se stesse. Il ritorno del tema può essere rappresentato visi-
vamente come circolarltà, ed esattamente con questo ele-
mento viene risolta la sua delicatissima composizione.
 

Franco Flaccavento realizza una partitura musicale per
l'occhio. Il rapporto tra orizzontale e verticale è risolto in
modo sospensivo, con l'occhio che gira su se stesso alla
ricerca di un punto di stabile visività. A disperdere ancor più
i riferimenti intervengono delle musicalissime spirali, tipiche
della sua produzione.
 

Tesissima risulta l'opera di Luigi Magli. Questo monocromo
tenta di dare la consistenza stessa della musica, come se
fosse un solo accordo. Di questa viene percepita l'intensi-
tà, addirittura la materialità se fosse possibile, piuttosto di
un diretto riferimento al tema, sempre legato ad estetiche
transitorie.


Francomà trova nell'opera di Leoncavallo una vicenda per-
fettamente affine alla sua sensibilità. Il mondo femminile,
da sempre esplorato da questo artista, è perfettamente
rispecchiato dal melodramma, palestra di tutte le eccessi-
vità ottocentesche rese attraverso la concitazione dei corpi.
 

Alfredo Granata, al contrario, probabilmente è l'artista che
meno sente il fascino di Leoncavallo. La sua opera taglia
corto con tutta la sentimentalità dell'Ottocento, forse senti-
ta come posticcia. Ma al di là del rifiuto del tema, bisogna
sentire l'effetto propulsivo di un'arte che non vuole soggia-
cere ad alcun vincolo.


Il Pagliaccio di Rocco Pangaro è un riferimento diretto a
Leoncavallo. Nella sua figura c'è tutta la ricerca di un arti-
sta che lavora sulla referenzialità: qui non c'è spazio per
alcuna forma di retorica. La nudità degli oggetti diventa stile
o crea dei personaggi, come in questo caso, direttamente
presentati all'occhio.


Salvatore Pepe vede l'opera di Leocavallo come un musi-
cale contrasto di caratteri. Il rapporto tra maschile e femmi-
nile è rappresentato dal contrasto tra linee diritte e curve,
sottolineato dalla scelta dei colori. L'elemento musicale è
da sempre presente nella ricerca di Salvatore Pepe, che
deduce da questo l'armonia delle sue geometrie.
 

La riservata e delicata sensibilità di Tarcisio Pingitore si è
concentrata sulla figura di Nedda. In questo caso è pre-
sentata come una incolpevole presenza, probabilmente
dominata da passioni dalla cui intensità è sovrastata.
Dietro questo telo bianco c'è il segreto del suo rapporto con
Canio, di cui Leoncavallo tace l'attualità.

 

Nell'estetica di Antonio Pujia Veneziano in questo caso l'ar-
gento simbolizza la verginità dell'elemento femminile, l'a-
rancio l'irruenza di quello maschile. In una lotta tra opposti
universali viene inquadrata l'opera di Leoncavallo, che a
questo punto supera il romanticismo e si inscrive in una
fatidica dimensione alchemica.


Paolo Aita


La rassegna è stata presentata dall' Associazione R.Leoncavallo (Montalto Uffugo-cs) - Centro Internazionale d'Arte Cultura e Iniziativa Sociale - (Presidente: Maria Francesca Siciliani)

in collaborazione con il

Centro Internazionale per la Cultura e le Arti Visive (via Rivocati,63,Cosenza - tel/fax 0984 75212)

CATALOGO (in rassegna) edito da: La Grafica Commerciale di Mario Tocci-Cosenza)

testi in catalogo: Ugo Gravina, Sindaco di Montalto Uffugo

Paolo Giorno, Direttore Artistico Festival Leoncavallo

Maria Francesca Siciliani, Presidente Associazione Leoncavallo

Paolo Aita , critico d'arte

Foto di sfondo delle opere presentate : elaborata dalla foto di copertina del catalogo

(Foto originale : Studio fotografico di Michele Trombino)


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